Come funziona l’algoritmo di Instagram?

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Quante volte sentiamo parlare di algoritmo? Sia su Facebook che su Instagram, la visibilità dei nostri contenuti deve fare i conti con quest’ultimo.

Quante volte vi capita di pubblicare qualcosa che dopo qualche minuto ancora stenta a “decollare”?

Pensate all’ultimo “tramonto mozzafiato” che avete condiviso sul vostro profilo Instagram o a qualsiasi altro contenuto postato con la speranza (o quasi certezza) che diventasse virale. Il risultato alle volte vi ha soddisfatto, altre magari è andato al di là delle aspettative, altre ancora invece ha racimolato qualche like sporadico e nulla più.

Questo potrebbe accadere semplicemente perché quel tramonto per noi era davvero mozzafiato, ma per la nostra cerchia di follower non lo era poi così tanto. Ci sta. Del resto, ciò che piace a me non è detto che piaccia anche a te. È perfettamente normale. Più probabilmente, però, questo accade perché un algoritmo decide se quel post può essere considerato “di qualità”, e quindi meritevole di essere portato alla visibilità di migliaia di persone, oppure ci troviamo al cospetto di un post come tanti altri.

Ma come fa l’algoritmo di Instagram a decidere se il nostro post deve diventare virale?

La risposta è più semplice di quanto pensiate. Alla base ci sta un ragionamento banalissimo: la popolarità genera popolarità.

Immaginate di gestire un account da 100k follower. Ogni post che pubblicate, in genere, viene sottoposto solo al 10% di essi. Questo cosa implica? Che se a quel 10% il post non piace, il restante 90% non lo vedrà mai. Al contrario, se su quei 10.000 utenti rappresentanti un decimo del vostro pubblico, un’elevata percentuale reagirà con un like, quel contenuto avrà ottime possibilità di diventare virale ed apparire nella home anche di buona parte dei restanti 90.000 follower.

In realtà, però, entrano in gioco diversi altri fattori, e non tutti sono conosciuti da noi poveri mortali. Ciò che conta, comunque, è che l’algoritmo di Instagram focalizza la sua analisi nei primi minuti immediatamente successivi alla pubblicazione del post. Se in quel ristretto lasso di tempo il contenuto genera un numero di interazioni superiori alla media degli altri post pubblicati, il gioco è fatto: Instagram classificherà quel post come “virale” e pioveranno like e commenti.

Fin qui sembra tutto molto semplice, no? Peccato che in realtà non lo sia poi così tanto.

Abbiamo detto che esistono diversi fattori che fanno sì che il nostro post possa raggiungere una visibilità tale da generare interazioni su interazioni. La risposta ottenuta nei primi minuti di pubblicazione è solo uno di questi ed è spesso una conseguenza degli altri.

Quali sono i fattori che l’algoritmo di Instagram tiene in considerazione?

Domanda da un milione di dollari. Alcuni sono noti, frutto di esperienze e verifiche, altri no. Quelli noti possiamo usarli a nostro favore ed evitare di incorrere in errori banali che potrebbero portarci a scontare penalizzazioni in termini di visibilità.

Il nostro post deve essere visto da più gente possibile. Come fare affinché ciò avvenga?

Vediamo di sintetizzare in tre punti fondamentali i fattori che l’algoritmo di Instagram prende in considerazione ogni volta che pubblichiamo un contenuto sul nostro profilo.

  • Caption (anche detta “didascalia”);
  • Hashtag;
  • Interazione (like, commenti, risposta ai commenti).

Questi sono tre passaggi imprescindibili sui quali concentrarci prima e dopo la pubblicazione del nostro post. Andiamo a vederli nel dettaglio.

Caption

Agli albori di Instagram, la didascalia delle foto non poteva essere modificata dopo l’avvenuta pubblicazione. Era una limitazione antipatica. Spesso, a causa della fretta o del correttore automatico, ci ritrovavamo ad aver condiviso post con caption errate o sgradevolissimi errori grammaticali.

Qualche tempo dopo, a furor di popolo, fu implementato l’editing della didascalia post-pubblicazione. È ancora oggi attivo, ma Instagram non la prende benissimo tutte le volte che ci avvaliamo di questa funzionalità. Tornate ad agire come se questa possibilità non sia mai stata data. O almeno, non modificate quella didascalia della foto per le prime 24h o il rischio è quello di incorrere in penalizzazioni in termini di visibilità.

Come agire? Semplice e veloce (cit).

  1. Aprite le note del vostro smartphone;
  2. Scrivete lì il testo;
  3. Controllatelo per bene e quando siete sicuri che sia proprio quello da pubblicare sotto la vostra foto, copiatelo e incollatelo su Instagram.

In questo modo ridurrete al minimo la possibilità che vi salti in mente di editarlo di lì a breve.

Hashtag

Davvero stupendi quei siti e quelle app che elencano i 30 hashtag migliori in base all’argomento della vostra foto, vero? No. Errore da non fare assolutamente. Sia per farvi amico l’algoritmo, sia per sfruttare gli hashtag nella maniera migliore (argomento che vedremo nei successivi articoli).

Cosa intendo dire? Utilizzare sempre gli stessi 30 hashtag per ogni foto è controproducente. L’algoritmo di Instagram penserà che stiate spammando e vi toglierà visibilità, spesso rendendo addirittura “nulli” quegli hashtag con il risultato che il post potranno vederlo solo i vostri follower. Quel contenuto non comparirà nei popular e nemmeno nei feed cronologici degli hashtag. Tanti saluti alla viralità. Questo, in gergo tecnico, viene chiamato shadowban (lo tratteremo più approfonditamente in un articolo appositamente dedicatogli).

Variate gli hashtag da un post all’altro e utilizzate solo ed esclusivamente quelli che descrivono il contenuto postato. Mettete da parte #likeforlike, #followforfollow e schifezzine varie. Avete postato un tramonto? Rifatevi a #sunset e alle varie declinazioni dello stesso. Non arrivate a 30? Sticazzi (cit). Meglio 5 hashtag targhettizzati che 30 che non c’entrano una fava con la foto stessa.

A proposito, altro errore. Se Instagram vi dà la possibilità di inserire massimo 30 hashtag e non di più, un motivo ci sarà. E qualora un motivo non ci dovesse essere, è comunque una regola imposta dal social network. Questo vuol dire che se ne metto 31 andrò incontro a penalizzazioni. La specificazione sembra banale, ma non è così. Molti condividono post con 30 hashtag in didascalia e altri 30 nel primo commento. Il totale fa 60. Ho letto molti “guru” dei social consigliare tale strategia. Questo è un metodo utilizzato per “aggirare” il limite dei 30 consentiti nella caption. Funziona davvero? No, per niente. Anzi, peggio. La visibilità ne risentirà e, come sempre, probabilmente sarà limitata a chi vi segue e bentornato shadowban.

Se fotti l’algoritmo, lui fotte te. La strategia migliore non è aggirarlo, ma assecondarlo.

Qual è il numero perfetto di hashtag da utilizzare su Instagram?

Risposta: non c’è. Potete usarne massimo 30. Un numero perfetto non esiste. Molti dicono che sia 5, altri sono concordi nel dire che invece sia 11. La verità è che se utilizzi gli hashtag giusti per il contenuto che stai veicolando non sbagli mai. Se alla fine dovessero risultare 5, 11 o 30 sarà comunque relativo e non rilevante a fini statistici.

Chiaramente, meno hashtag utilizziamo, minore sarà il pubblico che potrà vedere quel post. Ma se vendo pezzi d’antiquariato e utilizzo il mio profilo Instagram per pubblicizzare la mia attività, cosa me ne frega se la ragazzina che cerca #justinbieber vedrà il mio post? Nulla. Il concetto è “pochi ma buoni”. Che poi è sempre stata anche una buona regola di vita.

Interazione

Come detto in precedenza, le interazioni ottenute dai tuoi post su Instagram nei minuti immediatamente successivi giocano un ruolo fondamentale per aumentare o diminuire la visibilità dello stesso.

Quanti minuti? Anche qui, la risposta non esiste, o meglio è sconosciuta. Si ipotizza siano 10, 30 o 60. In linea di massima, molte interazioni nei primissimi minuti son sempre una buona cosa. E grazie tante, direte voi. Ma questo è tutto ciò che sappiamo e tocca accontentarsi.

Le interazioni devono essere genuine e spontanee. Comprare 1000 like nei 30 secondi che seguono la pubblicazione del post non è considerata una buona strategia. Certo, rubano l’occhio, ma sono 1000 profili fake che hanno messo like al tuo post senza nemmeno visualizzarlo. Instagram se ne accorge e probabilmente finirete per ammazzare un post che potenzialmente poteva prenderne il triplo. Se la vostra strategia è fare colpo sulla ragazza conosciuta in fila alle Poste mostrandole quanti like riuscite a prendere, probabilmente ha un senso. Se invece volete vendere un prodotto o pubblicizzare il vostro brand, agite diversamente e puntate sulla qualità delle interazioni.

Lo stesso identico discorso lo facciamo per i commenti. 200 “beautiful photo!” o “amazing post!” non avranno mai il valore di anche solo 5 commenti reali e spontanei. In linea di massima, i commenti considerati “validi” hanno in media 4 o più parole, possibilmente contestualizzate. “Bel tramonto!” sotto la foto di un orologio a cucù fa indubbiamente numero, ma è totalmente senza senso.

Infine, sembra che l’algoritmo di Instagram – dopo gli ultimi aggiornamenti – tenga molto in considerazione anche le vostre risposte ai commenti. Qui non tanto la qualità, quanto la velocità con cui lo farete. Rispondendo entro 60 minuti potreste evitare che il post “muoia”.

Altri piccoli tips per avere un buon engagement sui post di Instagram

Fino ad ora ci siamo concentrati sul post specifico, ma tutto ciò che accade su di esso è figlio di come Instagram e il relativo algoritmo vedono il nostro account. Un profilo particolarmente attivo, ad esempio, potrebbe avere dei “bonus” di visibilità sui post.

Utilizzare la Instagram Stories

Questo sembra essere un ottimo metodo per mantenere il profilo attivo in momenti in cui non si ha molto materiale da postare. Utilizzando le storie, Instagram vedrà di buon occhio il nostro account dandogli una piccola percentuale in più di visibilità sui post.

Profili Business

Instagram, così come Facebook, punta molto sui profili aziendali. Son quelli che spendono soldi sulla piattaforma per sponsorizzare i post. Non bisogna spiegare che, di conseguenza, un post di un profilo business potrebbe avere maggiore visibilità rispetto a quello di un profilo personale, vero? Il consiglio è semplice: passate al profilo aziendale. Vi basta avere una pagina Facebook alla quale collegarlo.

Lo switch val la pena farlo anche e soprattutto per le interessantissime funzioni insight per analizzare ogni post. Se volete far breccia nel vostro pubblico, dovete conoscerlo. Gli insight di Instagram vi forniranno dati interessanti con cui poterlo fare.

Non cancellare i post

Alle volte avremmo voluto non postare una foto. Capita a tutti e capiterà sempre. Sul momento ci sembra fighissima e due mesi dopo, riguardandola, ci rendiamo conto che avremmo voluto che qualcuno ci segasse le manine prima di premere “condividi”. Toglietela pure, ma assolutamente non cancellatela. Anche qui vale lo stesso principio della modifica della caption. Cancellare post anche solo per ricaricarli poco dopo con qualche modifica porterà a un danno in termini di visibilità per quello e per tutti i contenuti successivi.

Come fare quindi a cancellare una foto da Instagram senza cancellarla davvero? Usate l’archivio.

Instagram ha un’utilissima funzione di archiviazione per tutti quei post che per qualche motivo non vogliamo più sul nostro profilo. Usate quella. Archiviate il post e da quel momento in poi potrete vederlo solo voi e nessun altro.

Seguire gli hashtag è utile?

È una delle nuovissime funzionalità di Instagram e si sa, il social tiene molto al fatto che i suoi utenti utilizzino con entusiasmo le novità. È stato così per le Instagram Stories, così è anche per la possibilità di seguire gli hashtag. Seguite quelli che vi interessano e avrete solo da guadagnare.

Un piccolo consiglio, quindi, è quello di cercare di far vostre tutte le novità che Instagram man mano implementerà, così facendo potreste essere ripagati in termini di visibilità sui vostri contenuti.

Con l’algoritmo di Instagram, per il momento, abbiamo finito qui. Nei prossimi articoli parleremo di shadowban e soprattutto di come utilizzare al meglio gli hashtag.

Stay tuned!

Article by Adriano Costantino

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